More you might like
Drawing No. 6 by
Fursy Teyssier
of Les Discrets
I dream of you almost everynight, hopefully I won’t wake up this time
La tragedia intrinseca dell'egocentrismo è che si passa dall'essere amati all'essere compatiti senza accorgersene.
La stoltezza, l’errore, il peccato, l’avarizia
occupano gli spiriti tormentando i corpi
e noi alimentiamo gli amabili rimorsi,
come i mendicanti nutrono i loro insetti.
Caparbi i peccati, fiacchi i pentimenti;
ci pagano lautamente le nostre confessioni,
e sul sentiero di fango ritorniamo lieti
credendo che vili lacrime lavino ogni colpa.
Sul guanciale del male Satana Trismegisto
culla a lungo lo spirito incantato,
e il ricco metallo della nostra volontà
è svaporato da quel sapiente chimico.
Tiene il Diavolo i fili che ci muovono!
Scopriamo un fascino nelle cose ripugnanti;
ogni giorno d’un passo, col fetore delle tenebre,
scendiamo verso l’Inferno, senza orrore.
Come un misero vizioso che bacia e morde
il martoriato seno d’una vecchia puttana,
noi rubiamo in fretta un piacere furtivo
spremendolo con forza come una vecchia arancia.
Come un milione di elminti, stipato, brulicante,
un popolo di Demoni fa bagordi nei cervelli,
e con il respiro scende nei polmoni,
fiume invisibile, la Morte, con lamenti sordi.
Se stupro, veleno, pugnale ed incendio
non hanno ancora ricamato con segni piacevoli
di pietosi destini il banale canovaccio,
è che l’anima nostra, ahimé! non è troppo ardita.
Ma tra gli sciacalli, le cagne, le pantere,
le scimmie, gli scorpioni, i serpenti, gli avvoltoi,
i mostri guaiolanti, urlanti, grugnenti e striscianti
nell’infame serraglio dei nostri vizi,
eccolo là il più brutto, il più immondo, il più maligno:
la Noia! Non si scalmana con gran gesti e grida,
ma farebbe facilmente una rovina della terra
e in uno sbadiglio ingoierebbe il mondo!
Ha l’occhio gonfio d’involontarie lacrime,
e sogna patiboli fumando la sua pipa.
Quel leggendario mostro, tu, lettore, lo conosci,
- ipocrita lettore, – mio simile – fratello
Is this healing?
La bellezza delle cose è un trucco, il cielo è il trono della paura; sono viva, adesso, qui a dieci passi dall'acqua e questo non è affatto bello, è terrificante; sono parte insieme a questa spiaggia, al mare, al brulichio di tutte le forme animali, del terrore universale; in questo momento sono la particella infinitesimale attraverso cui lo spavento di ogni cosa prende coscienza di sé; io, io che ascolto il rumore del mare, che sento l'umido e la sabbia fredda; io che immagino le furie che assecondano la felicità di oggi per alimentare la violenza di domani.
Ah, è vero, ho troppa paura e perciò mi auguro che tutto finisca presto, che le figure degli incubi mi mangino l'anima.
Desidero che da questa oscurità sbuchino branchi di cani rabbiosi, vipere, scorpioni, enormi serpenti marini. Desidero che mentre siedo qui, sulla riva del mare, arrivino dalla notte assassini che mi strazino il corpo. Sì, che io sia punita per la mia inadeguatezza, che mi accada il peggio, qualcosa di così devasta te da impedirmi di fare fronte a stanotte, a domani, le ore e ai giorni che verranno ribadendone con prove sempre più schiaccianti la mia costituzione inadatta.
Pensieri così, feci, pensieri sopratono di ragazza avvilita. Mi ci abbandonai non so per quanto.






